Il Governo Monti è ufficialmente in carica. Il Parlamento nei giorni scorsi ha votato una fiducia talmente ampia al professore da far impallidire persino "l'Aula sorda e grigia" del ventennio.
La politica, tuttavia, ne esce con le ossa rotte.
L'immagine della Camera durante la discussione sulla fiducia al nuovo Esecutivo ne è la rappresentazione plastica. Da un lato il Governo dei tecnici-professori-banchieri, dall'altro i partiti. E Berlusconi, seduto tra i banchi della maggioranza (o opposizione?). Il Cavaliere è stato disarcionato e ciò rappresenta, al momento, uno dei pochissimi dati certi e positivi che possiamo cogliere.
Ho ascoltato attentamente l'esposizione delle linee programmatiche tracciate da Monti. Ci sono cose buone, cose meno buone, ne mancano altre. Ne facesse la metà sarebbe il miglior Governo della storia repubblicana. Ma sono per l'appunto linee programmatiche sulle quali sarebbe poco serio esercitare giudizi, perché vivrebbero e morirebbero nell'arco di pochi giorni, giusto il tempo che li separerebbe dal primo Consiglio dei Ministri o dal primo decreto. Valuteremo i provvedimenti quando materialmente saranno prodotti, day by day.
Ho fiducia in questo Governo, composto da gente indubbiamente qualificata, ma non mi chiedete di essere entusiasta. Per chi, come me, dedica la maggior parte del proprio quotidiano vivere (feste incluse) alla politica, c'è davvero poco da essere entusiasti.
La politica italiana ha pagato la propria inconsistenza ed accecante assenza, finendo per essere sbattuta in panca a favore di tecnocrati che ora debbono salvare e rilanciare il Paese. Il prezzo di questo forzato (ma inevitabile) avvicendamento che noi tutti paghiamo è quantificabile nel grado di profonda mortificazione ed umiliazione inferto al sistema democratico italiano. Un calcolo che ritengo estremamente semplice se si pensa al fatto che chi da domani guiderà il Paese non ha ricevuto alcun mandato dai cittadini e non dovrà rendere conto del proprio operato al termine della legislatura.
Insomma, vivremo sino al 2013 in una situazione che definirei di regime sospeso. Nuovamente, c'è poco da essere entusiasti.
Sbaglia, perciò, chi giudica la temporanea assenza della politica all'interno dell'Esecutivo come un momento positivo nella storia del Paese. La politica è quel luogo in cui s'incontrano i problemi e le speranze dei cittadini, il luogo dove si elaborano soluzioni, si disegnano percorsi e si tracciano orizzonti. Se la politica è assente, mi chiedo chi sarà a suggerire ai governanti le aspettative dei governati. Nessuno. O magari la BCE ed il Vaticano? Ah si, il Vaticano. La presenza dei discendenti di Torquemada nel Governo si è palesata più che in altri esecutivi del passato anche recente. Così, tanto per non fare scherzi su ICI, scuole private e diritti dei "diversi". Dio c'è.
Attendiamo fiduciosi i primi passi del nuovo Governo, ma al contempo è doveroso che si cominci sin da subito a lavorare alacremente affinché possa riaffermarsi nel nostro Paese il necessario primato della politica. Come? Innanzitutto riformando la Legge elettorale. Ci sono proposte di riforma degnissime, valutatele, parlatene. Se al contrario si preferirà avvalersi ancora del Porcellum, rinviando la discussione sulla riforma e, magari, sabotando il referendum beh, allora, prevedo altri Governi Monti nei prossimi anni. E la prospettiva non mi entusiasma per nulla.
Chiudo con un'ultima riflessione. Il Presidente della Repubblica è intervenuto brillantemente in una situazione di cortocircuito istituzionale, spingendosi a mio avviso oltre le proprie prerogative ed i propri poteri. Affinché ciò non avvenga nuovamente in futuro, sarebbe opportuno che anche in Italia venisse introdotto l'istituto della "fiducia costruttiva". Non costa nulla, ma salva diverse cose. La politica innanzitutto.
