Tra 48 ore finirà anche quest'anno e sento il dovere di lasciare due righe, una firma, un afflato. Quanto mi piace la parola afflato. Quanto odio la parola dovere.
363 giorni che sento addosso uno per uno.
Ho viaggiato ad Amsterdam, ho dormito in posti squallidi, ho bevuto e fumato, ho vomitato e sorriso, ho ascoltato gli stessi dischi che ascolto da dieci anni, ho vissuto più notti che giorni, ho visto più albe che tramonti. Ho raggiunto e cementificato la consapevolezza che non posso progettare nulla nella mia vita.
Nel momento in cui progetto qualcosa, quel qualcosa crolla, collassa, svanisce. Non so, potrebbe essere un infame male generazionale. La precarietà, sia maledetta.
E' cambiato il Governo, è morto Osama ed insieme a lui altri personaggi cattivi, eppure io sento sempre più di vivere in un mondo di merda e sempre più ingiusto, in un Paese sempre più vecchio, desolato e desolante.
Vorrei che lei tornasse. Vorrei andar via. Vorrei aver il coraggio di dire addio a tutto ciò che qui mi lega. Esplorare, perdermi, conoscere. Vorrei svegliarmi in un posto in cui non esista il caffè ed il Sabato sera.
Non so se ci riuscirò, non voglio progettare nulla perché, appunto, tutto si risolverebbe in una camera soffocata dal fumo. La solita camera, il solito fumo.
Allora l'unico augurio che mi faccio e vi faccio e di avere sempre, anche nell'anno che verrà, un buon disco d'ascoltare ed un'alba da guardare. Ovunque voi siate.
"Good luck :"
